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martedì 8 ottobre 2019

Intervista a Matteo Strukul.

Siamo lieti di ospitare sulla nostra piattaforma Matteo Strukul, autore del romanzo  "Le sette dinastie. La lotta per il potere nel grande romanzo dell'Italia rinascimentale".












1. L’ epoca storica in cui avrebbe voluto vivere e perché.
Credo fra la seconda metà del Cinquecento e inizio del Seicento. Pagherei non so cosa per potermi mettere stivali con gli speroni e cappelli a tesa larga con le piume svolazzanti. E poi incontrare Michelangelo, Tintoretto, Tiziano, Caravaggio. Non sarebbe niente male.
2. Il personaggio storico che più l’affascina.
Ce ne sono molti. Un tempo avrei detto il Cardinale Richelieu, successivamente è stato il famoso corsaro Henry Morgan, poi Caterina de’ Medici, quindi Giacomo Casanova. Oggi direi Michelangelo Buonarroti o Vlad l’Impalatore. O magari Filippo Maria Visconti. O Lucrezia Borgia. Il punto è che è molto difficile fare un solo nome. Lo studio approfondito della Storia mi porta a conoscere figure straordinarie ed è molto difficile non rimanerne impressionati. Non mi sento di dire di avere un personaggio preferito ma una galleria di grandi personaggi storici che diventano protagonisti delle mie storie a mano a mano che sento di averne compreso la grandezza attraverso uno studio serio e rigoroso, al fine di rispettarne il più possibile lo spirito.
3. Come e quando si è reso conto di essere uno scrittore?
Fin da bambino, ho sempre desiderato essere uno scrittore, da quando ho letto I tre moschettieri di Alexandre Dumas e L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. Ancor oggi, scrivendo le mie storie, inseguo quell’ispirazione, perché autori come loro sono i miei eroi personali. D’Artagnan e Long John Silver sono personaggi immortali e straordinari. E lo stesso potrei dire dell’Innominato ne I promessi sposi di Alessandro Manzoni o di Quasimodo da Notre Dame de Paris di Victor Hugo. Non è stato facile, non esiste una scuola vera e propria, non c’è un percorso istituzionale, codificato per poter diventare scrittori. E probabilmente potresti non diventarlo mai. Ma ho amato così profondamente quelle storie da essere talmente pazzo da pensare di poter avere le mie. Le ho costruite negli anni, senza rendermene conto. La lettura e la letteratura, giorno dopo giorno, mi hanno dato la forza, la convinzione e le capacità per diventare romanziere. Oggi posso dire di aver realizzato il mio sogno.
4. In molti alberghi vi è la consuetudine di lasciare nel cassetto del comodino una copia della Bibbia. Se potesse aggiungere un altro libro, su quale titolo ricadrebbe la sua scelta?
I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Senza alcun dubbio.
5. Per concludere, quando scrive a chi legge? Sarebbe in grado di dire per quale lettore scrive?
Scrivo le storie che abitano la mia mente. È l’unica cosa che so fare.

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