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martedì 24 settembre 2019

Intervista proposta dal Blog letterario WRITERS AND READERS a Marcello Simoni per “Il lupo nell’abbazia”



Copertina flessibile: 192 pagine
Editore: Mondadori (3 settembre 2019)
Collana: Il giallo Mondadori











1. I protagonisti del suo nuovo Romanzo sono amici con personalità diverse tra loro. Per Lei l'amicizia è un completarsi con le proprie unicità o, la ricerca di qualcuno simile a noi?

Entrambe le cose, sarei tentato di rispondere. Di certo è più facile stringere amicizia tra persone di carattere o interessi simili. Ma a volte capita che questo legame si instauri fra persone molto diverse tra loro, le quali sono dunque portate a “completarsi” a vicenda. Questa seconda evenienza si riscontra nei miei quattro monaci medievali, Adamantius, Gotescalco, Lupo e Walfrido, costretti a una convivenza forzata nell’abbazia di Fulda nell’inverno nevoso dell’anno 832.



2. Questo Romanzo è affascinante e contiene vari livelli di lettura come ne “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Come riesce ad unire l’intrattenimento e i temi profondi quali l'amicizia e il senso del dovere in modo così magistrale?


Mi lascio semplicemente guidare dagli stimoli che ricevo dalla storia che sto scrivendo. Se hai cose importanti da dire, prima o poi troverai l’occasione per farlo. Sempre. Specie se si decide di ambientare un romanzo in un’epoca emblematica come quella immediatamente successiva alla morte di Carlo Magno, nel IX secolo, in una Germania turbata dalle guerre dinastiche tra Ludovico il Pio e i suoi figli. In una realtà in cui persino i monaci dubitavano del loro prossimo, e in cui la concezione di Dio e del Diavolo erano molto diverse, più “intense”, rispetto a quelle di oggi.


3. Lei crede nelle superstizioni o si ritiene un uomo totalmente razionale?

Se l’uomo fosse totalmente razionale non avrebbe inventato le religioni. Fin dai tempi più remoti, noi abbiamo costantemente avuto bisogno di confrontarci con il concetto di soprannaturale, che altro non è che lo sfogo delle nostre fantasie, delle nostre paure e delle nostre speranze. Il misticismo, le leggende e le superstizioni sono forse le espressioni più schiette e durature della nostra creatività.


4. Come è nata l’idea per questa nuova Opera?
Dal desiderio di ambientare un giallo in una zona isolata, circondata dalla neve, in un inverno che avvolgesse l’emotività e gli stati d’animo delle persone coinvolte nel caso. Desideravo inoltre che la vicenda si ambientasse in un’epoca abbastanza remota da mettere in contatto la mentalità cristiana con le radici delle leggende pagane che sopravvivevano nelle selve dell’Europa.

Alla prossima anima lettrice.

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